Unità

Stamattina alla radio la pubblicità di una banca ha cercato di convincermi con un dato incontrovertibile ed altisonante:

Indice di solidità 110 e 14%!*

*dati falsati per non pubblicizzare cose di cui non frega nulla

Ammetto che la mia reazione di fronte alla pubblicità (qualsiasi pubblicità) è solitamente pregiudiziale e praticamente automatizzata, e raramente si presenta nella forma oh, devo immediatamente aprire un conto con quella banca (non fosse altro per il fatto che non ne ho i soldi).

Questa tuttavia ha avuto un altro side effect notevole: mi ha permesso di giocare di ruolo immedesimansomi non in una, bensì in ben tre individualità differenti, alcune delle quali potrebbero addirittura non rappresentare isomorficamente la mia persona fisica o morale.

  • L’esperto di finanza: l’esperto di finanza sa esattamente di cosa stiamo parlando. Sa il significato di quello che ha ascoltato e sa collocarlo nel suo contesto. Ma, sopratutto, lo sa già, lo sapeva da prima e questa informazione, in linea generale, gli è perfettamente inutile.
  • L’inesperto di finanza: l’inesperto di finanza sente due numeri, uno dei quali ha il pregio di essere vicino (e addirittura superiore!) ad una scala utilizzata molto spesso in modo che numeri alti indichino una positività a certi attributi, come quella percentuale. L’altro è semplicemente detto dopo e con lo stesso tono di sicumera allegria positivista, quindi non può che accompagnarcisi come dato incontrovertibilmente vantaggioso. Woah.
  • Quello di formazione scientifica: quello di formazione scientifica si fa a sua volta due domande (scomposte occasionalmente in sottodomande):
    • 110 cosa? Alberi? La mia banca ha indice di solidità 110 alberi. Suona anche bene, è un piccolo bosco rassicurante. Ma 110 su quanti possibili? Perchè se anche posso dire sia un bell’ambiente quello con 110 alberi attorno, se un’altra banca ne ha 1000, di alberi, accidenti, mi tenta.
    • 14% di cosa? Alcool? Batteria? Completamento? Quanto devo aspettare perché arrivi al 100%? Cosa succede se lo fa? Chi vince? Quanto perde con il passare del tempo?

E niente, poi se ne scappa fuori dall’auto sbattendo la porta – piano, ‘ché alla macchina vuole pure bene – e bestemmiando.

Lascio al lettore l’esercizio di capire quale mi rappresenti più da vicino, ‘ché ho appuntamento con il consulente per aprire un conto corrente.

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“Chiediti piuttosto cos’è il tempo”

Un anno fa eri in una spiaggia toscana.

Eri dimagrito, ma era la dieta, no? Mangiavi sano da tempo ormai, mangiavi bene, non esageravi con i vizi e ti concedevi giusto quel che serviva a ricordarsi quanto è bella la vita.

Un anno fa eri in piedi, davanti alle città medievali toscane.

Eri fiero, con quello sguardo un po’ malinconico e un po’ lontano, di chi ha ancora tanto da vedere del mondo.

Un anno fa eri qui con noi. Anche ora, in qualche modo, solo che ora fa male.

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Kafka estivo

Poi magari pensi che nella banalità della frase inflazionata Murakami potesse anche aver ragione, ma quello che nessuno dice è che capita poi che quella tempesta non passa, non passa mai. E allora forse ti conviene cambiarci dentro.

Non so perché Kafka estivo, poi, forse era meglio Kafka marittimo. Ora come ora, in spiaggia, ci andrei d’inverno.

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C’era una volta.

C’era una volta una strega in una gabbia, ad una fiera.

Era una strega che soffiava e si nascondeva nell’angolo, una strega diffidente, una strega grigia tigrata. Una strega che venne fatta uscire da una gabbia per entrare in una scatola di cartone, che venne messa in una scatola di metallo che la portò in una scatola di cemento.

Ne uscì spaventata, ne uscì soffiando, ne uscì timida, ne uscì diffidente.

E lo spavento divenne felicità, il soffio divenne fusa, la timidezza divenne affetto, la diffidenza divenne gioco.

Undici mesi di giochi e agguati e fusa e pianti di fame e carezze e coccole e furti di cibo e fughe da altri gatti e fughe di settimane e vizi e sveglie alle ore più improbabili, e poi altri giochi e agguati e fusa.

Un fratellino acquisito con il quale ripassare il ciclo di soffi e spaventi e timidezza e diffidenza, per finire ai giochi e alle scorribande inseparabili e alla preparazione per la vita all’aperto, quella stessa vita che amava più di ogni altra cosa.

A parte la notte, da un po’ di tempo, certo, perchè dopo due settimane senza i propri umani le notti erano tornate ad essere comode ronfate sopra o sotto al letto.

C’era una volta, si.

E poi non c’era più, perché il conteggio degli addii, in questo infame 2017, non è evidentemente ancora finito.

Non so se ha avuto senso farti uscire da quella gabbia per doverti dire addio così presto, piccola strega, ma se ti ha fatto vivere anche un solo giorno migliore di quel che sarebbe altrimenti stato, sappiamo ne sarà valsa la pena. I nostri, di giorni, lo sono stati di sicuro.

Ci vediamo alla radura alla fine del sentiero, Malefica.

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Apparenze

Sembra facile decidere di scrivere poche righe alla volta. Devi pensare ad una cosa, una cosa sola; ermetizzarla, renderla moderna tramite uno stile incisivo e pragmatico, ma anche un po’ sognante e comunque pregno di un significato coerente, che è un po’ come essere Diego Fusaro nell’universo in cui tutto è al contrario.

Solo che poi bisognerebbe anche scriverla.

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20170602/16 – Indonesia (TBC)

  • Un ragazzo suona la chitarra da solo camminando sullo spartitraffico
  • Ukulele
  • Motorini
  • Clacson, non parole
  • Un ragazzo suona la chitarra all’angolo di un locale per un’unica spettatrice
  • Un guardiano dell’hotel raccoglie un fiore da terra e ne gode il profumo. Mi nota e sorride solo a fatto compiuto
  • Un bagnino prepara l’offerta su foglia di palma e la lascia sulla spiaggia
  • Un pescatore solitario con l’acqua alle ginocchia contro il tramonto di Kuta
  • Non balinesarmi.
  • In piscina sotto il diluvio
  • Tartaruga mangiare corallo
  • Scacchi alle 3 di notte
  • Fumano.
  • Serbat
  • Chi perde viene scarabocchiato con il gesso
  • Una foto che non potranno comunque mai avere
  • Funghi
  • Non vorrei scendere da Borobudur, ma devo
  • Una ragazza fa la spaccata frontale sul bagnasciuga di Air
  • Cocco alcolico
  • Yoga al tramonto
  • Cibo da scimmie
  • Pushpa!
  • Piatti lavati nel secchio in strada, ma il cibo era buono
  • Peperoncino
  • Pesce pappagallo
  • Quel caffè l’avrei portato a casa per te, papo.

 

“The ocean’s beauty no longer moves my heart”

…in fondo in fondo non era poi così vero.

 

Tarima kasih

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Disattendimenti

Uno ci prova anche a ridurre le bestemmie, ma vince la vita.

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