Trenta minuti di lol

Perché la proposta dei “30 minuti di internet di stato” del Governo del Cambiamento™ fa ridere? No, non perché sia un’idea stupida. L’idea, in sé, a chiunque sia abituato ad interpolare le informazioni e magari a farlo verso l’ottimo, converge verso un’idea di civiltà che in uno stato moderno sarebbe pure la base. Ma ne parleremo alla fine, perché prima dobbiamo arrivarci. La proposta fa ridere perchè, per come è stata proposta, fa intuire perfettamente quanto poco e quanto male sia competente chi l’ha espressa – che pure avrebbe militato nel settore, in passato.

Partiamo dall’unità di misura. Il tempo. Cosa vuol dire “30 minuti di internet”? Mi ricorda tanto le vecchie telefonate a circuito, che potevi tariffare a tempo proprio perchè una volta stabilito il circuito i dati passavano dritti come una spada. Certo, anche SIP e le telefonate IP possono essere tariffate a minuto, ma i meccanismi di qualità del servizio che le fanno funzionare sono così complessi che rendono la cosa sensata. Trivia: la navigazione internet non funziona così. Se sono in mezzo alle colline sarde, dove mi guardano i sassi e mi schianta il sole e le antenne le vedo solo negli insetti attorno a me, aprire l’home page di Google in mezz’ora diventa utopico quanto pagare meno di venti euro lo spritz che ho preordinato online in piazza San Marco con l’app del Cambiamento.

Ammessa e non concessa l’unità di misura, parliamo della quantità. Netflix ci scherza sopra, e dovremmo farlo anche noi. Se devo usare internet per cercare lavoro, la mezz’ora mi serve per scartabellare linkedin, monster, la mail, l’ufficio del lavoro e poi? Inizio a scrivere la prima mail e mi scade il timer perchè non sono proficuo nel linguaggio formale? Scrivo la prima mail, ma quando il referente mi risponde sono offline perchè ho finito i minuti e finisco soppiantato dal “neKro imikrato cercatore di felicità che ha il wifi gratis negli alberghi a 5 stelle”?

Ammettiamo la quantità, su, facciamo uno sforzo. La motivazione: “per chi non può permettersi internet”. Ottimo. Lodevole. Quindi, che notebook si può permettere costui? Che smartphone? Apriamo internet point (di stato) in giro per l’italia? Ci sarà la tessera per l’internets?

Da qui in poi possiamo parlare delle modalità di accesso (wifi per tutti? 5g? linea fissa?), di distribuzione, dagli accordi con gli operatori, i costi (non volevano forse togliere il “bonus cultura”?), ma il campo è troppo vasto per questo spazio.

Il problema esiste: internet, nel 2018, per quanto in best effort o secondo le più buffe modalità possibili, dovrebbe essere garantito per tutti. L’accesso all’informazione deve essere libero.

Il problema esiste, ma Di Maio non stava pensando a quello.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.