Magia

Non ho mai avuto un giardino.

Certo, a casa di papà e mamma c’era il giardino, ma non è mai stato mio: per trent’anni, l’erba, così come i fiori, sono stati una sorta di magia. Li tenevo curati anch’io, certo, la prima più dei secondi tranne nei periodi in cui i miei erano in viaggio e io no, ma loro crescevano e prosperavano colorati e ordinati per una sorta di dato di fatto.

Passavo per il giardino ed erano li.

Adesso ho un giardino.

Non è mio e prima o poi dovrò lasciarlo. È anche molto più piccolo di quello che vorrei come giardino, ma ha del verde, una siepe, un abete e un acero rosso, oltre a del posto ove piantare qualche piccolo arbusto ortofrutticolo. I precedenti proprietari l’hanno lasciato a sé stesso, ma noi no. Abbiamo curato l’acero, ossigenato il terreno, seminato, rullato.

Non riesco a non pensare che avrebbe dovuto esserci almeno una terza persona, con noi.

Spero solo di esser anche solo lontanamente mago quanto lui.

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